Il ritorno del Duca Bianco che mette in scena la sua morte – Blackstar

28 gennaio 2016
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Categoria: Musica, News
28 gennaio 2016, Commenti: 0

Il Duca è tornato e ha lasciato il suo testamento musicale;  Blackstar­.

Bowie è salito al Seventh Heaven due giorni dopo, lasciando un vuoto difficilmente colmabile due giorni dopo il suo esordio, l’8 gennaio 2016.

Bowie è stato un artista a tutto tondo; musica, pittura, cinema  alcune delle arti che ha intrapreso. Difficile dimenticare le sue interpretazioni: L’uomo che cadde sulla terra, Furyo, Mirian si sveglia a mezzanotte sono alcuni dei film che l’hanno visto nel ruolo di attore. Il teatro l’ha ospitato con la trasposizione teatrale del film The Elephant Man, di David Lynch con Bowie nel ruolo principale del deforme Joseph Merrick. I corsi di mimo con il grande Lindsay Kemp, e infine il look eccentrico, visionario e innovatore.

Dagli inizi glam primi anni 70 al periodo berlinese 1976­-1979, agli anni 80 e 90 il cantante si rinnovava costantemente.  Il duca parlava con disinvoltura di omosessualità e bisessualità scandalizzando puritani e benpensanti.

Ma veniamo al disco ­Blackstar­; è stato inciso da Bowie con la collaborazione di un ensemble di musicisti newyorkesi dediti al Jazz e guidati dal sassofonista Donny McCaslin; scelta particolare e coraggiosa. Questa scelta rivela un disco molto ispirato e visionario dove ritmi soul e jazz si fondono mirabilmente con il trip hop e il rock più sperimentale che i critici definiscono avantgarde rock.

­Blackstar­ apre il disco e parte lenta poi arrivare poi ritmica rivelando un pezzo avvolgente e carico di pathos.

Segue This’ Pity She’s a Whore (Explicit) avvolta da sonorità dissonanti e free jazz con ritmica incalzante e la voce particolare del duca.

Arriva Lazarus ed è  uno dei punti più alti del lavoro. Si rivela in tutta la sua bellezza.  Una ballata molto tesa e cupa che  la voce drammatica del cantante in primo piano  (il video esprime pienamente tutta la drammaticità del pezzo)  e le chitarre distorte rimandano alla No New Wave di New York.

Lounge Lizards, Contortions e Teenage Jesus And The Jerks, erano gli esponenti di spicco della No New Wave  dei fine ’70 inizi ’80. Segue ­ Sue (or in a Season of Crime) ­ carica di ritmo ossessivo sia vocale che sonoro.

La voce in solitaria di The Duke annuncia ­ Girl Lovers Me (Explicit) ­ pezzo molto Pop-rock nella costruzione e ritmato con gusto.

Dollar Days ­ è magnetica, apre il cuore con la sua melodia avvolgente e la voce dolce e suadente di David, il riascolto è quasi un obbligo se non fosse un piacere.

Si presenta idealmente dal passato I Can’t Give Everything Away che chiude il disco; il pezzo è una ballata notturna che ricorda Last Dance (1983).

Il disco dopo vari ascolti prende sempre più forza e spazio nel cuore.

Bowie ha lasciato realmente una grande testimonianza, dove il periodo berlinese si fonde magicamente con sperimentazione e durezza rock ma amoreggia anche con melodie pop. Il disco è raffinato e si muove su linee seducenti.

La musica sale nei cieli dell’ispirazione più alta e pone questo album al fianco di dischi come Gone Again  Patti Smith e Lou Reed ­ Magic and Loss , lavori che parlano di persone scomparse; Patti dedicò il disco al marito Fred Sonic Smith e Lou Reed a due cari amici Doc Pomus, cantautore, e Rotten Rita conosciuta alla Factory di Andy Warhol, un disco non facile ma assolutamente splendido. Il duca ha lasciato in molti di noi tracce indelebili. La sua musica e il fascino profondo di una sessualità vissuta apertamente hanno dato a tanti la forza di vivere con fierezza la propria omosessualità!

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