Presentazione del libro Genitori G.A.Y. – Good As You

22 settembre 2015
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Categoria: News
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 In occasione della presentazione del libro di Sara Kay “Genitori G.A.Y. – Good As You” che si terrà mercoledì 23 settembre alle ore 17:45 presso la libreria Feltrinelli di Bergamo, pubblichiamo una sintesi dell’intervista contenuta nel libro a Dimitri Lioi, Presidente di Arcigay Bergamo Cives, sugli aspetti giuridici dell’omogenitorialità.

“Il nostro ordinamento riconosce, da un punto di vista giuridico, la genitorialità solo in forza del dato biologico o di particolari condizioni disciplinate dalla legge (l’adozione). Al di fuori di questi casi, la genitorialità del partner di una coppia formata da persone dello stesso sesso, e che non è genitore biologico o adottivo, non è riconosciuta. Questo avviene sia nei casi di figli nati da una precedente relazione eterosessuale del compagno o della compagna e poi cresciuti anche dal o dalla partner, sia che i figli siano nati nell’ambito della coppia stessa.

Certamente, la diffusione di modelli familiari differenti rispetto alla famiglia intesa in senso tradizionale è un dato innegabile nella nostra attuale dimensione storica e sociale, ma a questa diffusione non corrisponde una regolamentazione giuridica, quanto meno in Italia. Il punto nodale, come si è detto, è l’attribuzione della responsabilità genitoriale (cioé l’insieme dei doveri, più che dei diritti, che legano il genitore alla cura a alla tutela dei figli).

Si può essere genitori e costituire una famiglia anche al di fuori del vincolo matrimoniale (come enuncia chiaramente l’art. 30 della Costituzione italiana), ma non viene in alcun modo riconosciuta una qualche forma di genitorialità ‘sociale’, cioé quella del co-genitore di una partner omosessuale che abbia avuto uno o più figli.

Tutto ciò impedisce che il figlio di una coppia di genitori dello stesso sesso possa vedersi garantiti i propri diritti: da quello di mantenere un legame affettivo e un regime di visite con il genitore ‘sociale’ in caso di separazione della coppia, al diritto di vedersi riconosciuto un contributo al mantenimento, agli ordinari doveri di assistenza, educazione e istruzione, fino ai diritti successori.

Questi diritti del minore (e, di converso, questi doveri del genitore non biologico) allo stato attuale potranno essere garantiti solo in forza di un principio di effettiva volontà delle parti, mai in forza di strumenti promananti dallo Stato. L’attuale dato normativo, quindi, priva questi figli di una tutela che, in situazioni analoghe e ‘tradizionali’, è invece garantita per i figli di genitori eterosessuali, vale a dire appartenenti a famiglie ‘tradizionali’. Una disparità inaccettabile che, violando un fondamentale principio di eguaglianza, va a ledere l’interesse dei figli minori. Interesse che, in forza della normativa nazionale e internazionale è definito come primario, pubblico e assolutamente preminente.

Va ricordato che la volontà delle parti in ordine alla condivisione dei doveri di cura per i figli può essere trasfusa in accordi scritti (ciò che tecnicamente chiamiamo “scritture private”), ma nel nostro ordinamento questi accordi non hanno valenza giuridica, al di fuori del fatto di costituire un principio di prova in ordine al legame affettivo instaurato tra il minore e il genitore sociale.

Nel caso in cui la comunione di vita tra i partners venga meno, la presenza di questo principio di prova potrebbe consentire al Giudice di accertare la presenza di un legame affettivo tra il genitore non biologico e il minore, onde intervenire su istanza della parte stessa in caso di contrasti tra gli ex conviventi, e garantire una significativa presenza di questa figura genitoriale presso il bambino. Un altro caso dove viene valorizzato il legame affettivo tra un minore e una coppia same sex è quello dell’affido di minori in casi di particolare necessità, come peraltro hanno registrato di recente i mass media per un paio di episodi di cronaca.

Come si è detto prima, nel nostro ordinamento l’interesse del minore è preminente e di carattere pubblico anche nei confronti degli organi dello Stato. Ciò lo si evince chiaramente dai precetti costituzionali, dalla normativa nazionale e internazionale.

Di recente, peraltro, è stata abrogata la distinzione tra filiazione legittima (cioé dei figli nati all’interno di un rapporto matrimoniale) e filiazione naturale (cioé relativa a figli nati al di fuori del matrimonio): esiste un’unica fattispecie di filiazione, che prescinde dalle vicende antecedenti il rapporto di filiazione in senso stretto.

Ciò, a mio parere, può costituire oggi un importante impulso per giungere anche in Italia ad una legislazione che riconosca e tuteli la genitorialità cd. sociale delle persone omosessuali, dal punto di vista dell’interesse del figlio o della figlia a mantenere e consolidare nel suo interesse un qualificato legame affettivo.

Chiaramente l’evoluzione legislativa in materia di figli minori, dopo il fondamentale riconoscimento in capo agli stessi di una piena soggettività giuridica, svincola l’istituto della filiazione dai modelli tradizionalmente intesi (aventi come perno la famiglia fondata sul matrimonio), per focalizzarsi sull’interesse del bambino ad avere genitori in grado di occuparsi di lui e di garantirgli un equilibrato sviluppo.

Negare dignità giuridica alle famiglie cd. ‘non tradizionali’ significa non tanto e non solo negare diritti e doveri in capo ai genitori omosessuali, quanto privare i loro figli di una tutela primaria, riconosciuta ingiustificatamente ad altri figli per ragioni dettate dall’appartenere ad un determinato contesto familiare piuttosto che ad un altro.

Senza sconfinare troppo, in questa sede, nel campo delle scienze, che riconoscono oramai che la genitorialità delle persone omosessuali non differisce in alcun modo da quella delle persone eterosessuali, è un dato statisticamente accertato (e accertabile) che anche le persone omosessuali hanno figli e sono in grado di crescerli ed educarli. La generatività e la capacità oblativa in termini di affetto e di cura, infatti, prescindono dall’orientamento sessuale dei genitori (biologici o non).

La legittima rivendicazione dei genitori omosessuali va oltre loro e va oltre le questioni strettamente definite come lgbti, divenendo innanzitutto una rivendicazione di tutela giuridica per un gruppo sociale privo di voce e ancora oggi misconosciuto: i figli delle coppie formate da persone omosessuali. E, nell’affermare ciò, non distinguo volutamente tra genitorialità avveratasi in un pregresso contesto eterosessuale o genitorialità che accede ad una già esistente relazione omosessuale. Non v’è differenza in quanto entrambe le fattispecie rilevano come dati fenomenici in sé e per sé considerati, ai quali l’ordinamento può e deve riconoscere tutela giuridica. In altre parole: la genitorialità delle persone omosessuali, nei suoi molteplici aspetti, è un dato già esistente e tocca al legislatore decidere se e come tutelarlo dal punto di vista dei bambini e delle bambine.

La genitorialità delle persone omosessuali, peraltro, andrà ancora di più a progredire nelle sue varie forme, anche grazie ai moderni metodi di fecondazione medicalmente assistita ovvero tramite la gestazione per altri (GPA), a prescindere dalla volontà (o meno) del Legislatore di riconoscerne la tutela sul piano del diritto. Bisogna abbandonare qualsivoglia remora nel ribadire che la capacità ad essere buoni genitori prescinde dall’orientamento sessuale, quale dato confermato dalle scienze umane e dagli studi scientifici più accreditati, per sottolineare, a maggior ragione, che anche l’omogenitorialità si connota quale espressione di libertà, di autodeterminazione e soprattutto di manifestazione della personalità umana, quale momento oblativo e perciò significativo della vita di chi ne intraprende il percorso. E anche per questi stessi motivi la rivendicazione del valore sociale e giuridico dell’omogenitorialità, vale a dire della genitorialità tout court, va riguardata innanzitutto dal punto di vista delle figlie e dei figli delle persone omosessuali, meritevole di tutela in forza di un loro primario interesse e, di converso, di un interesse dei genitori e della società tutta.”

Dimitri Lioi, Presidente di Arcigay Bergamo Cives.

 

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