Uganda, firmata la legge anti-gay “Ergastolo per gli omosessuali”

25 febbraio 2014
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Categoria: News
25 febbraio 2014, Commenti: 0

Il presidente Museveni non cede alle richieste di Obama e dell’Occidente e su un giornale spunta la black list di 200 «top gay» con nomi e cognomi.

Il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni ha firmato la legge che criminalizza l’omosessualità e prevede anche condanne all’ergastolo. «Sono stato spinto a interessarmi a questo problema – ha detto Museveni – dall’arroganza e la disattenzione dei gruppi occidentali, che sono venuti nelle nostre scuole per reclutare i bambini all’omosessualità».

E su un giornale locale è spuntata una «black list» di duecento «top gay» del Paese con nomi e cognomi. Lo riferisce il Guardian. La lista è stata pubblicata in prima pagina con il titolo «Scoperti!» all’indomani della firma della legge anti-omosessuali da parte del presidente dell’Uganda. Oggi lo stesso presidente ha definito «disgustosi» gli omosessuali.

La legge è stata oggetto di forti critiche all’estero. A metà febbraio, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva già avvertito Museveni che «promulgare questa legislazione complicherebbe il nostro prezioso rapporto con l’Uganda». «Questo è un giorno tragico per l’Uganda e per tutti coloro che credono nella causa dei diritti dell’uomo», ha affermato il segretario di Stato Usa, John Kerry, alla notizia dell’approvazione della controversa legge anti-gay. «Gli Stati Uniti sono profondamente rammaricati», ha proseguito, ricordando la netta presa di posizione dello stesso Obama su una legge «non solo moralmente sbagliata, ma in grado di complicare le relazioni» tra gli Usa e il Paese africano. Kerry ha sottolineato quindi come l’approvazione odierna della legge anti-gay provochi un «pericoloso passo indietro» nell’impegno dell’Uganda a tutelare i diritti del suo popolo, innescando una «seria minaccia» alla comunità LGBT del Paese.

Anche in Italia non mancano le reazioni. «La nuova ministra Mogherini dovrebbe immediatamente prendere posizione contro questa legge e altre sviluppi preoccupanti del Paese africano come il Public Order Management Act che mina gravemente la possibilità di azione della società civile, la crescente corruzione e la terrificante situazione in cui versano le strutture sanitarie». A sollecitare il ministro degli esteri a intervenire è l’Associazione radicale certi diritti. «La firma del residente Museveni promulga una legge che mette in grave pericolo l’incolumità di molte persone Lgbti e a repentaglio l’attività delle stesse Ong che si occupano di diritti umani in Uganda», commenta il segretario dell’associazione, Yuri Guaiana, che oltre a un’immediata moratoria della legge, chiede «al governo italiano di riconoscere il diritto di asilo ai richiedenti Lgbti ugandesi e di inviare all’ambasciata italiana in Uganda una comunicazione formale, che autorizzai il rilascio dei visti a ogni richiedente Lgbti ugandese che si senta in pericolo. L’Italia dovrebbe anche spingere i partner europei a rivedere gli aiuti elargiti a favore dell’Uganda e a congelare i fondi diretti alle associazioni sostenitrici della legge» «Ma la legge – ricorda Guaiana – è stata promossa e voluta soprattutto da leader religiosi cristiani, chiediamo quindi che anche Papa Francesco, insieme a tutti gli altri leader delle comunità religiose presenti in Italia, condannino fortemente questa legge e la criminalizzazione degli atti omosessuali, attivando tutte le missioni in Africa affinché operino in questo senso.

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