COMUNICATO STAMPA

28 ottobre 2013
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Categoria: News
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Siamo di fronte ad un’altra tragedia dell’omofobia. Un altro suicidio di un ragazzo che non ce l’ha fatta più a sostenere l’enorme pressione, lo stigma a cui gli omosessuali in Italia soprattutto sono sottoposti. Soprattutto in Italia, come l’agenzia europea per il diritti umani, la FRA, ha certificato due anni fa: l’Italia è assieme alla Romania il paese con il più alto tasso di omofobia istituzionale, politico e religioso dell’Unione Europea. Basterebbe guardare la grottesca legge sull’omofobia votata alla camera (con gli emendamenti filomofobi Verini e Gitti) per rendere evidente l’incultura dei deputati sul tema dei diritti umani e nello specifico sull’omofobia.

Arcigay Bergamo Cives veniva fondata in seguito al suicidio di un altro ragazzo torinese, quando ci siamo chiesti cosa potevamo fare noi come adulti … rivolgiamo ora questa stessa domanda di nuovo a quelli che ne hanno la responsabilità più piena coloro che governano la cosa pubblica.

Quando succedono queste cose, come succedono regolarmente, ci confrontiamo come associazione con le nostre poche possibilità e ci facciamo delle domande sulla loro insufficienza. Cerchiamo di fare quello che riusciamo sul piano della vicinanza e su quello della cultura, interventi nelle scuole, manifestazioni, interventi culturali, come l’ultimo a Curno, nella sala Consiliare, nell’ambito della campagna per il benessere psicologico, intervento che affrontava proprio i pregiudizi contro l’omosessualità e la sua stigmatizzazione. Abbiamo costatato la volontà di alcune amministrazioni come appunto Curno, ma anche Bergamo, Osio Sopra, Levate, Arzago e Valnegra di attuare buone prassi contro la discriminazione, che hanno aderito su nostra proposta alle rete delle pubbliche amministrazioni, Rete READY, che ha proprio questo obiettivo.

Ma i ragazzi e le ragazze continuano a subire questa pesante cappa omofoba (oltre che aggressioni fisiche e verbali) nel nostro paese ed alcuni non ce la fanno… è un fatto che le persone omosessuali hanno un più alto rischio di suicidio proprio per quello che ha scritto sul biglietto di addio il ragazzo romano a soli 21 anni: «L’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza».

Regolarmente si sente affermare che l’omofobia ormai non esiste più, che anzi i gay in alcuni settori sarebbero più tutelati, senza alcun rispetto di questi morti, senza rispetto della verità.  Sembra l’atteggiamento di quelli che dicevano sulla mafia (prima degli scritti di Sciascia):  “la mafia non esiste”, “l’omofobia non esiste”. Come quelli favorivano la mafia, oggi questi favoriscono l’omofobia. Ed intanto i nostri ragazzi cadono dai palazzi ed intanto i nostri ragazzi vengono picchiati.  Non si può dare l’alibi dell’ignoranza al legislatore, ma a coloro dei quali fanno questa mistificazione va chiesto conto delle loro responsabilità su questi morti.

Non è accettabile una legge  sull’omofobia che non tenga conto della voce delle persone omossessuali, una legge che ha preferito le alchimie degli equilibri politici alla vita delle persone, ai diritti umani.

Abbiamo chiesto un incontro proprio ai deputati e senatori della bergamasca su questo, una riesamina della legge sull’omofobia e lo si sta organizzando, avendo avuto già la disponibilità di alcuni parlamentari. Che si faccia subito questo incontro per rispondere alla nostra responsabilità di adulti nei confronti di questi ragazzi.

 

Luca Pandini

Presidente di Arcigay Bergamo Cives

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